American Chronicles: il rassicurante mondo di Norman Rockwell

Doveva essere un tipo niente male questo Norman Rockwell (1894-1978), l’artista della gente, un mix tra talento, ironia, realismo romantico e impegno sociale. Al grande illustratore e pittore dell’American Dream, la Fondazione Roma dedica una retrospettiva sul suo percorso creativo dal titolo “American Chronicles: The Art of Norman Rockwell”  - Palazzo Sciarra, fino all'8 febbraio prossimo. Un consiglio: affrettatevi!

American Chronicles: il rassicurante mondo di Norman Rockwell in mostra a Roma

Accompagnati dalla voce narrante del figlio minore Paul, scultore e storico dell’arte, entriamo subito in contatto con l’artista, come se fosse uno di famiglia, e comprendiamo perché gli sia stato dato il merito di aver documentato per quasi tutto il secolo scorso la vita degli “americani comuni”, con i loro successi e le loro speranze, testimoniando la storia di una società in un periodo di grandi eventi e trasformazioni: “senza pensarci troppo in termini specifici, mostravo quell'America che conoscevo e osservavo, a chi, magari, non era riuscito a notarla”.

Nel 1939 Rockwell aveva lasciato la modaiola New Rochell (nello stato di New York) per trasferirsi prima ad Arlington nel Vermont e in seguito nel Massachusetts, prediligendo la piccola provincia alla grande metropoli in cui era nato, colpito dalla semplicità dei suoi abitanti che incarnavamo perfettamente il concetto di famiglia americana, con le sue gioie, le lotte e le sue piccole conquiste tanto che si “imposero” ben presto come modelli per le sue illustrazioni. Apprendiamo infatti, sempre guidati dalla voce di Paul, che in un primo momento Rockwell utilizzava dei modelli professionisti ma poi l’interesse crescente per la gente comune lo aveva portato a scegliere i suoi soggetti tra parenti, amici e vicini di casa avvalendosi della fotografia per immobilizzarli nella giusta posa.

American Chronicles: il rassicurante mondo di Norman Rockwell

Il percorso espositivo, curato dal direttore della Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Danilo Eccher e da Stephanie Plunkett, Chief Curator del Norman Rockwell Museum, è un viaggio alla scoperta di più di cento opere dell'artista, tra dipinti, documenti, fotografie e la raccolta completa delle oltre trecento copertine originali realizzate per il magazine americano The Saturday Evening Post, con cui aveva iniziato un rapporto di collaborazione all’età di 22 anni e che durerà fino al 1963.  

 

American Chronicles: il rassicurante mondo di Norman Rockwell

 

Si calcolava che una copertina disponesse di tre secondi al massimo per attrarre l’attenzione del lettore in edicola. La capacità di arrivare dritto al bersaglio condensando un’intera storia in un’immagine, risalta ancora oggi con forza riguardando l’opera di Rockwell che, meglio di chiunque, ha raffigurato i sentimenti nei quali gli americani si riconoscono.

Il senso delle sue copertine, infatti, non era quello di rappresentare la vita per come era davvero ma di raccontare lo spirito con cui gli americani volevano affrontarla.

 

American Chronicles: il rassicurante mondo di Norman Rockwell

 

Durante gli anni della Grande Depressione, ad esempio, le sue copertine mostrarono un Paese che non smarriva la convinzione incrollabile che "domani è un altro giorno", un giorno migliore.

 

American Chronicles: il rassicurante mondo di Norman Rockwell in mostra a Roma

 

Nella prima sezione dal titolo “American Roots” è esposto il celebre “Family Tree” (1959), l'albero genealogico composto da Indiani d'America e cowboy, principesse spagnole e puritani, pirati e gente comune.

Il carattere distintivo (e ironico) di questo quadro risiede nel fatto che il modello maschile ritratto in tutte le generazioni è sempre la stessa persona fatta eccezione per una coppia.

Riuscite a individuare quale? Eh, sì. Il reverendo al centro del dipinto è stato sostituito da un altro signore mentre il primo modello è diventato sua moglie!

 

American Chronicles: il rassicurante mondo di Norman Rockwell in mostra a Roma

 

La sezione “Shaping an American Aesthetic” si sofferma sulla relazione tra arte e illustrazione. Esempio di realismo minuzioso e finzione grafica è l'opera “Triple Self-Portrait” (1959), nel quale l’artista si rappresenta nell’atto di dipingere il suo stesso ritratto. Un triplo autoritratto divertente in cui Rockwell assume tre posizioni diverse ed è attorniato da autoritratti famosi e da alcuni suoi schizzi.

In cima all’asta del cavalletto l’artista ha collocato un elmo che aveva comprato a Parigi pensando fosse un antico cimelio. Quando scoprì che era soltanto l’elmo di un pompiere, decise di farne un monito per se stesso ribattezzandolo l’elmo dell’umiltà.

 

American Chronicles: il rassicurante mondo di Norman Rockwell in mostra a Roma

 

Sempre per la sezione “Shaping an American Aesthetic” vi è una parte dedicata ai fanciulli, figure vivaci e indisciplinate: consapevole della loro potenza comunicativa, Rockwell li ritrae in diverse campagne pubblicitarie, come quella ideata per Kellogg’s, dove i bambini hanno un’aria sana e un’espressione da birbantelli.

 

American Chronicles: il rassicurante mondo di Norman Rockwell in mostra a Roma

 

L’artista però rappresenta anche i momenti più difficili della vita degli adolescenti.

È il caso di “Girl at the Mirror” (1954), il ritratto di una ragazza di 11 anni alle prese con il difficile passaggio dall'infanzia all'età adulta. La crescita le fa allontanare la bambola – gettata in un angolo - e le fa sfogliare una rivista dove compare il volto dell'attrice Jane Russell (questo è il motivo della presenza di un rossetto per terra, insieme alla spazzola e al pettine), ma allo specchio vede ancora il volto di una bambina.

 

American Chronicles: il rassicurante mondo di Norman Rockwell in mostra a Roma

 

La mostra si chiude con le opere più impegnate sul fronte sociale raccolte nella sezione “Problems and Perspectives”. In “Freedom of Speech”, “Freedom of Worship”, “Freedom from Want”, “Freedom from Fear” (1943), rappresentando la gente comune - un uomo che prende parola nell’assemblea di una piccola città, persone diverse unite nella preghiera, una famiglia radunata a tavola nel giorno del Ringraziamento, un bambino che dorme nel suo letto accudito dai genitori – Rockwell si fa portavoce della visione del presidente Franklin D. Roosevelt sulla società post bellica fondata su quattro libertà irrinunciabili, le “Four Freedoms”: libertà di parola, libertà di culto, libertà dal bisogno, libertà dalla paura.

La serie, pubblicata su The Saturday Evening Post, avrà un successo tale da divenire oggetto di un’esposizione itinerante negli Stati Uniti che servirà a promuovere la raccolta fondi per la guerra in corso.

 

American Chronicles: il rassicurante mondo di Norman Rockwell in mostra a Roma

American Chronicles: il rassicurante mondo di Norman Rockwell in mostra a Roma

 

Con il passaggio di collaborazioni da The Saturday Evening Post a Look, diventa ancora più forte per Rockwell il suo interesse per i diritti civili. È in questo periodo che l’artista realizza il celebre quadro dedicato al dramma dell’apartheid “The Problem We All Live With” (1963) che rappresenta un fatto di cronaca vera accaduto qualche anno prima: Ruby Bridges , una bambina afroamericana di sei anni, per avvalersi del diritto all’istruzione viene scortata in un scuola per soli bianchi dagli sceriffi federali. Gli altri bambini afroamericani hanno deciso di restare a casa, ma lei continua ad andare a scuola, nonostante i lanci di pomodori e le offese razziste scritte sui muri, continuando la sua battaglia per i diritti civili. In questo dipinto, storia e arte si mescolano per far emergere i problemi sociali di un'America che deve ancora crescere.

 

American Chronicles: il rassicurante mondo di Norman Rockwell in mostra a Roma

 

Negli stessi anni a seguito di un lungo ed estenuante processo di ricerca e di elaborazione fotografica, Rockwell dipinge la sua opera più drammatica, “Murder in Mississippi“ (1965) che ritrae tre giovani attivisti per i diritti civili uccisi nel 1964 probabilmente da alcuni membri del Ku Klux Klan (di cui vediamo soltanto le ombre con i fucili sulla destra del dipinto).

 

American Chronicles: il rassicurante mondo di Norman Rockwell in mostra a Roma


American Chronicles: The Art of Norman Rockwell” è promossa da Fondazione Roma, organizzata dal Norman Rockwell Museum di Stockbridge e da Fondazione Roma–Arte–Musei, in collaborazione con la Fondazione NY, Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma.

Il costo del biglietto è di € 12,00 (sono previste riduzioni) e l’audioguida è inclusa.

Per informazioni e prenotazioni, telefonare allo 06.2276126, oppure: www.fondazioneromamuseo.it - www.mostrarockwellroma.it.