The Astronaut Wives Club

Era il 9 aprile 1959 quando la Nasa annunciò agli Stati Uniti d'America l’inizio dell’era spaziale con il Mercury Seven, un gruppo di sette astronauti che facevano parte del Programma Mercury, il primo programma spaziale americano che prevedeva missioni con un equipaggio.  

All’indomani dall’annuncio, le mogli degli astronauti si trovarono praticamente assediate dai giornalisti. L’America intera voleva sapere tutto di loro: come vestivano, cosa pensavano, che cibi cucinavano.

La celebre rivista Life le intervistò e raccolse le loro testimonianze in un famoso articolo. Inoltre, dedicò loro la copertina che ritraeva le sette astrowives in deliziosi abitini dalle tinte pastello e rossetto rosa sulle labbra. Poiché ai redattori della rivista quel colore di rossetto sembrava alquanto demodé, fu sostituito in fase di stampa con un rosso bandiera che le mogli trovarono “immorale”, preoccupandosi  non poco - del giudizio della nazione.

Da allora le signore furono invase da appuntamenti mondani: dai tè alla Casa Bianca con Jackie Kennedy agli abiti Emilio Pucci disegnati apposta per loro da indossare rigorosamente agli space events.

A distanza di anni, la giovane scrittrice newyorkese Lily Koppel, incuriosita da quella foto, ha deciso di raccontare per la prima volta la vera storia delle mogli degli astronauti nel libro The Astronaut Wives Club (Grand Central).

Ilibro gioca molto sugli stereotipi dell’epoca, ma si sofferma anche su aspetti meno conosciuti, come le ferree regole dettate dalla Nasa, una fra tutte la solidità (vera o presunta) del matrimonio per far sì che i mariti potessero essere ingaggiati nei viaggi spaziali.

Non tutte le storie erano favole e non tutte, quindi, ebbero un lieto fine. Alcuni astronauti furono letteralmente ossessionati da quell’esperienza unica e non tornarono più con i piedi per terra. Molti matrimoni fallirono, qualche marito (o qualche moglie) si diede all’alcol o tentò il suicidio.

Ad ogni modo, tutte le signore del libro concordano sul fatto che, se lo spazio era considerata la quintessenza del sogno americano, loro rappresentavano le protagoniste indiscusse della nuova frontiera del glamour. La Koppel, infatti, ha dato risonanza nel libro anche alla moda e al look futurista degli stilisti di quegli anni del calibro di Courrèges, Rudi Gernreich e Pierre Cardin. Come, infatti, lei stessa afferma: "Io farei follie per qualsiasi cosa di Courrèges: i buffi Eskimo, ovvero i suoi occhiali da sole bianchi; un vestito al ginocchio; o i cappelli che sembrano caschi spaziali al femminile."

***photo credits: hachettebookgroup, suntimes.com, mydaylinews.com, cbs news.com, thetimes.co.uk