Tutta colpa degli olandesi

Kaddi, un pastore arabo, portò come ogni giorno le sue capre al pascolo. Restò stupefatto quando dopo aver mangiato delle bacche cresciute spontaneamente su una pianta, i suoi animali manifestarono segni di irrequietezza ed eccitamento.

Sorpreso decise di raccontare l'accaduto al vegliardo abate Yahia che intuendo le proprietà della pianta ne raccolse le bacche e con esse preparò un decotto caldo e di gusto amaro che rinfrancava il corpo e con le sue virtù leniva stanchezza e sonno.

Questa una delle tante leggende sul caffè.

Nella realtà fu lo sbarco, nel 1690, dei marinai olandesi sulle coste di Moka (Mocha), nello Yemen, a portare alla diffusione delle prime piantagioni arrivate poi in tutta l'america centrale e meridionale, in particolare in Brasile divenuto il maggiore produttore di caffè del mondo.

E' quindi, tutta colpa degli olandesi, la mia piacevole dipendenza dal profumato infuso.

Per comodità e per il poco tempo ho sfruttato l'opportunità di quello che immaginavo fosse il salto qualitativo nel fare il caffè acquistando una caffettiera elettrica da usare con delle note cialde.

L'iniziale sentimento di viva simpatia, la facilità del bere un caffè ottimo, la sveltezza della preparazione, il non dover pulire e sciacquare la macchinetta e l'assenza di polvere con la quale avevo già otturato il lavandino hanno, ben presto, perso attrattiva ed il salto è stato, più che altro, quantitativo.

Prendevo sempre più caffè e nel contempo mi piaceva sempre meno: 'ora mi faccio un bel caffè' è il gusto di preparare la caffettiera, il rumore quando esce e l'aroma, soprattutto la mattina presto, a farmi venire voglia di prendere un caffè.

Il gesto, il rito quasi più del sapore che, essendo una dolcificatrice, non so apprezzare fino in fondo.

 

Sono tornata con grande soddisfazione e pure con fierezza alla moka.

E la colpa di questo è di Alfonso Bialetti che con questa sua ottagonale invenzione ha creato un oggetto che è diventato universalmente esempio di made in italy e della mia quotidianità.

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La moka venne progettata da Bialetti nel 1933 composta da una base bollitore, un filtro ed un caminetto. Il manico ed il pomello del coperchio sono in bachelite.
La struttura fu pensata in alluminio per la sua caratteristica porosità. Questa proprietà, con l'uso continuo, fa si che all'interno si crei una pellicola dovuta all'ossidazione anodica. Ed è proprio questa pellicola a garantire e a proteggere il gusto del caffè impendendogli di prendere un sapore metallico.

Iniziò così la produzione della Moka Express, ancora come prodotto artigianale e fu solo con la pubblicità televisiva, negli anni '50, che la moka arrivò sui fornelli di tutti.

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L'omino coi baffi convinse buona parte degli italiani che si affrettarono nell'acquisto della moka Bialetti. La pubblicità e l'omino furono un'idea di Paul Campani, fumettista di Carosello, che, secondo l'archivio storico Bialetti, si ispirò per la realizzazione del baffuto interprete a una caricatura del figlio maggiore dell'ideatore della caffettiera più famosa del mondo.

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“A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco” (E. de Luca)

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